Non fanno piacere

Un video del sette ottobre 2009 sul pavimento dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Vedere sotto per la posizione della Cgil agrigentina su questo ospedale (e ci sono anche video sulla provincia di Agrigento).

Cosa ne pensate della scarcerazione di Calogero Lombardo, implicato nell’operazione «House Delivery»? Si può leggere qualcos’altro anche più giù.

11.12.09 Avete sentito in televisione o letto sul giornale che è stato liberato l’ex assessore comunale Luigi Di Naro? Alcuni particolari sull’operazione «House delivery» nelle prossime righe e più sotto.

02.12.09 Arresti domiciliari, come abbiamo potuto sapere dai media, per Carmelo Corbo e Calogero Lombardo. Il secondo – abbiamo appreso – è stato assistito dall’avvocato Angela Porcello ed ha ottenuto i domiciliari dal gip del Tribunale di Agrigento Lisa Turco. Per maggiori particolari sull’operarazione «House Delivery» potete leggere più giù e sappiate anche che domani, giovedì tre dicembre, dovrebbe esserci l’udienza preliminare per i sedici imputati.

30.09.09 De Rubeis è di nuovo sindaco di Lampedusa, dopo che il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, ha revocato la sospensione dalla carica di primo cittadino. Come giudicate questo ritorno alle funzioni di sindaco?

Lampedusa. Liberato De Rubeis dal carcere (vedere sotto).

San Giovanni di Dio. Sicuramente il commissario dell’ospedale «San Giovanni di Dio», Mario Leto, chiederà una proroga al gip del termine per lo sgombero, come si è potuto leggere o sentire dai mezzi di comunicazione. E si pensa all’ospedale da campo così come c’è la disponibilità all’accoglienza dell’azienda ospedaliera di Sciacca e dell’Asl1 di Agrigento (ospedali di Licata, Canicattì e Ribera). In proposito, vi chiederei, quindi, cosa ne pensate di questa «solidarietà» e sappiate anche che il consiglio della Camera di commercio di Agrigento si costituirà parte civile all’eventuale processo che potrebbe scaturire dalle indagini della Procura della Repubblica di Agrigento.

La Cgil e gli altri sindacati. Qual è la vostra opinione sulla posizione sindacale? D’accordo con quanto si è potuto leggere o sentire in questi giorni? Necessario, secondo Mariella Lo Bello (segretario provinciale della Cgil) e Roberto Migliara ed Aldo Broccio (segretari rispettivamente della Cisl e della Uil di Agrigento), «assicurare al personale sanitario ed agli addetti ai servizi appaltati la certezza di una continuità di lavoro e di reddito». Mi sembra una posizione valida, ma mi chiedo: come si farà per chi lavora nella mensa o al bar dell’ospedale?

Vi chiedo, peraltro, se ci sarete mercoledì cinque agosto all’incontro dei sindacati che è stato annunciato per la mattina davanti a piazza Municipio, forse dalle 9.30. Magari forse sì?

Le altre posizioni. Intanto, l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha chiesto rapidità per le soluzioni-tampone. «Chi ha progettato, chi ha guidato i lavori, – ha detto – ogni operaio impegnato nella realizzazione dell’ospedale si guardino allo specchio: come professionisti non meritano rispetto, ma come cristiani vorrei sapere come si sentono con se stessi nei riguardi della comunità. Se tra di loro c’è un cristiano, si deve vergognare». Montenegro – come abbiamo letto e sentito – ha chiesto che «la giustizia faccia il suo corso , che non si chiudano gli occhi». Parole seguite anche dall’intervento di don Calogero Capobianco, già assistente della «Consulta diocesana di pastorale sanitaria» e per qualche decennio cappellano dell’ospedale.

Sul fronte politico, la commissione parlamentare «Errori sanitari» aprirà un’inchiesta avviata dalla visita ad Agrigento lunedì mattina, tre agosto. Ha fatto bene, inoltre, a vostro parere, un politico, Giuseppe Marinello, a chiedere al ministro della Sanità quali misure intende adottare per garantire i cosiddetti lea, i «livelli essenziali di assistenza»?

28.07.09 Ci dovrebbe essere un sit-in per l’ospedale di Agrigento dalle 17.30 di venerdì 31 luglio davanti alla Prefettura di Agrigento. Più o meno a quell’ora, il prefetto Umberto Postiglione dovrebbe incontrare l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ed il commissario straordinario del San Giovanni di Dio, Mario Leto.

Ospedale di Agrigento. Purtroppo lo abbiamo appreso dai mezzi di comunicazione. Emesso un provvedimento di sequestro per cui l’ospedale «San Giovanni di Dio» di Agrigento, in contrada Consolida, sarà chiuso fra trenta giorni. Fra le persone coinvolte nell’inchiesta sull’ospedale, come si è appreso qualche mese fa, anche l’ex manager dello stesso ospedale, Giancarlo Manenti, e gli imprenditori Marco Campione, Salvatore Bruccoleri ed Antonino Guaia. Dovremo, quindi, aspettare il giudizio definitivo per sapere come si sarà conclusa questa vicenda.

29.07.09 Cosa pensate della bimba aggredita dal cane del nonno a Cammarata martedì 27 luglio? Forse che non perda l’occhio augurandole tutto il meglio che sia possibile?

Lampedusa. Lo avete sentito dai titoli dei telegiornali o letto nei siti? Arrestato il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis, con l’accusa di concussione. Certamente la giustizia farà il suo corso e sarà necessario attendere l’ultimo grado di giudizio. Un arrestato – come il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis – o anche un indagato o un imputato non sono, infatti, definitivamente colpevoli fino all’ultimo giudizio e lo stesso De Rubeis potrebbe essere assolto.

Secondo gli avvocati del primo cittadino, inoltre, – mi baso su quanto letto o ascoltato dai media – nell’ordinanza di custodia cautelare non ci sarebbero «trascrizioni di intercettazioni in cui si parla in maniera esplicita di richieste di denaro fatte per sbloccare il pagamento del debito» (questo quanto ho letto).

Palma e Licata. Un’altra operazione antidroga in provincia di Agrigento a testimoniare la diffusione degli stupefacenti sul territorio. Questa volta – lo avrete saputo dai mezzi di comunicazione – si è costituito Angelo Bonelli (33 anni di Palma di Montechiaro e residente a Monaco di Baviera). Probabilmente non conoscete, peraltro, gli arrestati dell’operazione «Globe Trotter», i licatesi Gaspare Antona di 25 anni, Giacomo Bondì di 31 anni, Giuseppe Cavaleri di 42 ed Angelo Zirafi di 43 (quest’ultimo sottoposto alla misura dell’isolamento). Voi di Palma, invece, probabilmente non conoscete i concittadini Giuseppe Lupo di 43 (anche lui sottoposto ad isolamento), Luigi Petruzzella di 24, Angelo Saito di 29, Calogero Catania di 33 e Giuseppe Spina di 25. Infine, forse non conoscete Filippa Rinaldi, sottoposta agli arresti domiciliari.

Mi chiedo, peraltro, se siano nisseni o saccensi – magari forse no – gli arrestati detenuti a Caltanissetta (Antonino Sitibondo di 36 che si è professato innocente, Andrea Spiteri di 39, Mario Zirafi e Calogero Antona di 38 e Michele Cavaleri) ed a Sciacca (Claudio Gatì di 37 anni). Implicati, sicuramente già lo sapete, anche due licatesi, Nicola Marino di 31 anni e Giuseppe Spiteri di 43, ed un palmese, Calogero Giancone di 45.

Canicattì. L’operazione «Overdose» di Canicattì, non so quale particolare sia stato più suggestivo per voi, ma – a mio parere – non è da sottovalutare il fatto che sarebbero stati molti i clienti dei presunti spacciatori. Ma è stato davvero così? Sono davvero molti i drogati nel Canicattinese?

Alcuni aspetti. Da quanto si è letto sui media “scritti” e visto in quelli audiovisivi, l’ordinanza è stata firmata da un giudice per le indagini preliminari su richiesta di un sostituto procuratore. In totale sono stati nove i provvedimenti di custodia cautelare nei confronti dei canicattinesi Maurizio Li Calzi, Antonino Collura, Cinzia Napoli, Adriano Clementi, Massimo Putano, Diego Collura, Antonio Parla, Diego Collura e del sancataldese Renato Marchese. L’arresto domiciliare sarà applicato, invece, nei confronti di Calogero Nicitra e l’obbligo di dimora per Maria Cannizzo e Salvatore Lo Giudice di Canicattì e Roberto Rinzo di Scicli, in provincia di Ragusa. Questi i nomi e devo aggiungervi che, vedendo le foto, i volti mi erano nuovi, anche se devo ammettere che non frequento molto la zona di Canicattì.

Ma passiamo alla situazione. Le dodici persone sono indagate a vario titolo per detenzione a fini di spaccio di droga in concorso e Antonino Collura anche per detenzione e porto illegale di arma da fuoco in concorso. Maurizio Li Calzi è, invece, indagato anche per omicidio colposo perché avrebbe ceduto eroina ad un narese, Salvatore Caravotta, che poi era deceduto. Ci sono, peraltro, voluti quasi due anni per giungere agli arresti essendo cominciate le indagini – come abbiamo appreso – nel novembre 2007. In questo caso c’era stato un altro particolare che forse ha avuto rilevanza nei titoli di giornali, di tg e siti. L’indagine è, infatti, partita dopo che un tossicodipendente era finito in ospedale per overdose.

Racalmuto. Scomparso, purtroppo, da alcuni giorni un uomo di Racalmuto, Angelo Rizzo, bracciante agricolo di 48 anni. Una notizia – che si è sentita nei telegioranli o letta in giornali e siti – purtroppo non positiva.

Sciacca. Mah, dopo qualche giorno, purtroppo, si continua ancora. Nuova intimidazione in provincia di Agrigento, questa volta rivolta al presidente del Tribunale di Sciacca, Andrea Genna, ed ai giudici Carmen Bifano e Michele Guarnotta. Che dire se non indignarsi per l’invio delle buste con proiettili?

Grotte. Certamente non fa piacere la notizia dell’intimidazione al sindaco di Grotte, Paolo Pilato. Non fa piacere trovare la testa di un cane e sentire cinque colpi di fucile sotto casa.

Inoltre, non fa ugualmente piacere l’incendio, probabilmente di matrice intimidatoria, al Piano Lanterna, a Porto Empedocle, che ha colpito un commerciante, Mariano Pisciotta, e la sua pescheria di via Venezia.

«House Delivery». Che dire di un’operazione anti-droga – la cosiddetta «House Delivery» – in provincia di Agrigento? Il blitz si è svolto nei territori di Agrigento, Racalmuto, Canicattì, Porto Empedocle e Realmonte, ma anche a Palermo e a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Sicuramente ci vorranno tempo e prudenza e non esprimere alcun giudizio definitivo – tutto ciò almeno prima che la giustizia abbia fatto il suo corso fino all’ultimo grado. Altrettanto sicuramente non fa, comunque, piacere che in generale ci sia la droga – forse magari in certe quantità – anche in provincia di Agrigento.

Gli arrestati, secondo quanto si è letto o sentito fino ad alcune ore dopo la fine dell’operazione, sono Salvatore Barba  (24 anni), Angelo Bruccoleri di Favara (29 anni), Carmelo Corbo di 31 anni (Canicattì), Luigi Di Naro di Racalmuto e ex assessore comunale ai Lavori pubblici, Salvatore Gallo Cassarino di Porto Empedocle, Calogero Lombardo di Racalmuto (42 anni), Youssef Marqoum, residente ad Agrigento, Salvatore Marziano di Castrofilippo,  Enzo Miccichè di Agrigento (23 anni), Alfonso Luca Milazzo di San Cataldo, Francesco Muratore di Palermo, Salvatore e Giuseppe Neri di Realmonte (rispettivamente 58 e 28 anni), Alessandro Puntorno, Pierino Tutino di Agrigento ed Angelo Savio Volpe di Canicattì. Antonino Lazzara di Favara, anche lui sottoposto al provvedimento di arresto, si trovava già in carcere. L’indagine si è occupata anche di un traffico di cocaina con il Venezuela.

I patteggiamenti. Alessandro Puntorno è, poi, stato condannato a diciotto mesi di reclusione dopo avere ottenuto il patteggiamento ed essere stato scarcerato. Salvatore Marziano di Castrofilippo, Enzo Miccichè di Agrigento ed il marocchino Youssef Marqoum sono stati, invece, condannati a sedici mesi, anche loro dopo aver chiesto il patteggiamento.  Patteggiamento anche per Salvatore Barba che ha ottenuto diciotto mesi, e per l’empedoclino Salvatore Gallo Cassarino, condannato ad una pena di sedici mesi.

In prigione e fuori dal carcere. Scarcerato Francesco Muratore di Palermo. La sezione del Riesame ha, infatti, revocato il provvedimento d’arresto accogliendo una richiesta della difesa. Secondo i giudici della sezione – in base a quanto si è letto in giornali e siti e visto in tv – il giudice per le indagini preliminari di Agrigento non era competente per territorio per emettere l’ordinanza in quanto il presunto spaccio sarebbe avvenuto a Palermo.

Rimane, invece, in carcere Luigi Di Naro dopo la decisione del «Tribunale della libertà» di Palermo secondo cui – si è letto in giornali e siti o visto in tv – non sono cambiati gli indizi di colpevolezza e e le esigenze cautelari.

Il «Tribunale della libertà» e l’ordinanza. Questo, dunque, quanto deciso. Ma cosa sono il Riesame, il «Tribunale della libertà» e l’ordinanza? Quest’ultima è ben distinta dal decreto. La prima è un provvedimento motivato che risolve questioni incidentali o punti singoli del processo, ad esempio relativi alla procedura o al merito. Se non è motivata, può, peraltro, essere annullata, mentre il decreto – ad esempio il decreto che dispone il giudizio o quello penale di condanna – è la forma più semplice dei provvedimenti del giudice.

Il «Tribunale della libertà» è, invece, una sezione del Tribunale e si occupa di libertà personale, sequestro penale e riesame dei provvedimenti sulla libertà personale. A questa sezione giungono le richieste di riesame – anche nel merito e non solo sulla forma – da parte degli imputati o dai loro avvocati difensori relative alle applicazioni di misure cautelari di coercizione o contro convalide dei sequestri o decreti di sequestro. Di sua competenza anche i ricorsi in appello da parte di pubblici ministeri, imputati ed avvocati difensori contro le ordinanze relative a misure cautelari personali. Infine, si può ricorrere in Cassazione contro le decisioni del «Tribunale della libertà» prese in sede di riesame o appello.

22 giugno 2009 – aggiornato 5 aprile ‘10

calogeromira.wordpress.come-mail

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